2009 luglio 30

PEC – Posta Elettronica Certificata

(PI) – Dopo i recenti Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM 6 maggio 2009) si sente più spesso parlare di Posta Elettronica Certificata (PEC). L’attuale legislatore sembra avere una particolare ostinazione a regolamentare,  con una certa leggerezza, in materia di digitalizzazione documentale e in materia di strumenti IT! Questo causa già un certo disorientamento negli studiosi del diritto dell’informatica, figuriamoci in coloro che questi processi e strumenti li dovrebbero conoscere e utilizzare!

La Posta Elettronica Certificata consiste in un sistema di posta elettronica nel quale, a seguito dell’invio di comunicazioni e documenti informatici, viene fornita al mittente una attestazione elettronica, con valenza legale, in merito all’invio e alla consegna di quanto inoltrato.
Un sistema molto simile a quello delle raccomandate postali A/R. Tuttavia, il sistema di posta elettronica certificata risolve alcune carenze intrinseche della raccomandata tradizionale:
- la conoscibilità certa della casella mittente e, quindi, del titolare della casella di PEC, (mentre non è tracciato con certezza colui che spedisce una raccomandata);
- la possibilità di legare in maniera certa ed opponibile la trasmissione con il documento trasmesso; tale possibilità è preclusa con la raccomandata.

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2009 luglio 16

ICANN, tra domini e trademark

(PI) – La strada verso la rivoluzione dei nomi di dominio di primo livello (TLD) voluta da ICANN si fa sempre più ripida e irta di ostacoli. Uno dei massimi organi di governo dell’infrastruttura di rete si è preso del tempo per rodare la sua proposta iniziale e fissare i dettagli.

Molti i motivi del contendere, a cominciare dai costi esorbitanti necessari per registrare un proprio TLD “nex-gen” e sostenere le relative spese accessorie, che secondo le stime del New York Times vanno dai 185mila della semplice richiesta presso ICANN ad una cifra che oscillerebbe tra i 500mila dollari e il milione di dollari complessivi per avere la possibilità di “esistere” online con un suffisso personalizzato.

Simili livelli di costi, specula il NY Times, serviranno a lasciare fuori dalla porta non solo gli individui e i cyber-squatter di professione (per cui è stata prevista la tassa di entrata di 180mila e passa dollari in funzione intimidatoria) ma anche le imprese di medie dimensioni che non possono certo permettersi di spendere un milione di euro per un sito web.

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